Il bambino selvaggio, tratto da una pièce di Céline Delbecq – produzione Arcoiris Promozione Sociale – distribuzione Aula39

una produzione Arcoiris Promozione Sociale

I Minori Stranieri Non Accompagnati rappresentano il più recente fenomeno dell’emergenza immigrazione che coglie impreparate le comunità locali nella gestione dell’accoglienza e dell’integrazione dei soggetti più vulnerabili. Il silenzio sul sistema di protezione dei minori è stato interrotto dalla legge approvata il 29 marzo 2017 che promuove lo sviluppo dell’affido familiare come strada prioritaria di accoglienza rispetto alle strutture, secondo il principio del Superiore Interesse del Minore.
Il monologo teatrale “Il bambino selvaggio”, liberamente tratto dalla pièce di Céline Delbecq, intende promuovere un’occasione di riflessione per sviluppare sensibilità e disponibilità sull’affido familiare nel sistema di accoglienza.

IL BAMBINO SELVAGGIO
liberamente tratto da una pièce di Céline Delbecq
adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
musiche di Carla Pusceddu
immagine copertina di Silencio © Renato Ribeiro

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Presentazione

“È perché è un bambino che mi sono fermato. E questa storia bisogna che la racconti. Eh sì, perché? Perché è un bambino. Beh, non saprei dire quanti anni abbia. Ma che sia un bambino si vede. È là che lo trovo. Là, sulla piazza, proprio dopo il mercato. Tutti sistemano ancora le loro cose. E il bambino è là, là, da solo. Che non parla, ma grida; delle grida che non sono di bambino.”
Queste le prime battute di una storia vissuta da un uomo qualunque, che si ritrova coinvolto in una vicenda cadutagli addosso per caso.
L’uomo, mentre attraversa una piazza, si imbatte in un bambino, che pare sia rimasto solo. S’è perso? No, forse è stato abbandonato, o dimenticato; si scoprirà poi che non risulta nemmeno all’anagrafe civile. Inutile cercare i suoi genitori. Il bambino, o la bambina, è sporco, coi vestiti bucati, i capelli inzozzati (ma non ha pidocchi), è pieno di lividi e poco possiede di umano: pare infatti, un bambino selvaggio.
Da quel momento per l’uomo nulla sarà più come prima; si potrebbe dire, per entrambi. L’inquietante normalità, le rivelazioni di un sistema sociale spesso confuso e contorto, le petulanti “procedure”, l’ineluttabile regola d’affidamento, i tribunali fuori posto, l’odore delle case di accoglienza, insieme ad altri terribili dettagli, mostreranno all’uomo un mondo completamente sconosciuto.
Sarà, soprattutto, l’indifferenza della gente che obbligherà l’uomo a riflettere, indignarsi, ribellarsi, e, di conseguenza, farsi testimone di una situazione tanto dolorosa quanto incredibile; recante con se il dramma di un bambino, la cui unica colpa è proprio quella d’essere un bambino.
Un ricordo tragico di una quasi cronaca, e una grottesca incredulità dei fatti, insieme alla memoria labile e spesso imprevedibilmente feroce, sono i protagonisti di questa performance. Un’altra solita storia che vuole stare “in strada” perché nata nella strada. Fuori dalla retorica e dalla facile spettacolarizzazione, spesso intrisa di buone intenzioni.
Gaetano Marino

 

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